Foto: EPA
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Non è stato un terremoto, ma l’annuncio o, meglio, la conferma da parte di Donald Trump, dell’imposizione di dazi non solo alla Cina e ai paesi confinanti, ma anche ad alleati storici come Unione europea, Gran Bretagna e Giappone, ha creato il prevedibile scossone in borsa.
Dopo le stime degli esperti a mercati chiusi, il nuovo avvio delle trattative ha confermato i timori della vigilia, con i maggiori mercati occidentali, e anche quelli asiatici, che hanno aperto tutti in negativo di uno o due punti, per poi stabilizzarsi o risalire leggermente.
La prospettiva di una guerra commerciale a livello globale ha determinato un calo di poco meno di un punto mezzo dell'indice stoxx 600, che raccoglie 600 delle principali capitalizzazioni di mercato europee. Girano in negativo Parigi a meno 1,8, Francoforte a meno 1,5, Londra a meno 1,3 e Madrid a meno 1,2 per cento. In rosso anche gli indici di Milano a meno 1,5 e di Lubiana a meno 1,1 per cento. Male anche le borse asiatiche, con segni negativi, per Cina, Giappone (il mercato che ha fatto segnare una delle flessioni maggiori) e altre piazze del continente.
A pagare il prezzo della politica di Trump sono soprattutto i settori del lusso e della tecnologia, ma anche le banche e l’energia.
Sul fronte valutario il dollaro s’indebolisce, elemento che rappresenta un successo per Donald Trump che punta ad un indebolimento della moneta verde per favorire le esportazioni.
Al di là degli effetti immediati dei dazi, che potrebbe provocare una salita dei prezzi in Europa e Stati Uniti, gli osservatori guardano con preoccupazione anche agli effetti a lungo termine. Secondo JPMorgan le politiche di Trump “se mantenute, spingerebbero l'economia statunitense e mondiale in recessione quest'anno", rappresenterebbero “uno shock macroeconomico sostanziale".
Come spesso accade nelle situazioni d’incertezza, salgono invece le quotazioni dell’oro che ha raggiunto un massimo storico di 3.160 dollari l'oncia, mentre il petrolio, considerato cartina di tornasole della crescita globale, è crollato di oltre il 2 per cento.

Alessandro Martegani