Foto: Reuters
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Si è allargato con il passare delle ore il passivo delle borse dopo la conferma dell’avvio dei dazi imposti da Donald Trump sui prodotti provenienti da pressoché tutti i paesi del mondo.
Ad aggravare la situazione, nonostante le dichiarazioni rassicuranti dello stesso Presidente americano e della Casa Bianca, è giunta anche l’apertura di Wall Street, che ha virato rapidamente in passivo, con lo S&P 500 a meno 3,4 per cento e il Nasdaq, l’indice dei titoli tecnologici, a meno 4,5 per cento.
Ad essere particolarmente colpite anche società simbolo dell’economia americana, ma che hanno ampi settori delle proprie produzioni nei paesi asiatici, come la Apple, colpita indirettamente dai dazi, che per i prodotti provenienti dalla Cina sono stati fissati al 54 per cento.

Foto: Shutterstock
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Male, anche se non ancora malissimo, i mercati europei, con passivi che superano quasi ovunque il due per cento. Segni negativi anche per i mercati in Russia, unico paese del globo esente dalla furia gabellica di Donald Trump.
In questa situazione tengono le criptovalute e soprattutto l’oro, bene rifugio per eccellenza che nelle ultime ore ha nuovamente superato i record storici arrivando a quasi 3170 dollari l’oncia per poi ripiegare. In calo invece il petrolio, sceso sotto i 70 dollari al barile, mentre tengono i Bitcoin.
Ora i mercati attendono le reazioni dell’Europa, che ha annunciato delle iniziative di ritorsione, accanto alla trattativa che però finora non sembra aver fermato il Presidente americano. Come se non bastasse, l’euro si è rafforzato del 2,5 per cento a 1,11 dollari, avvantaggiando ulteriormente i prodotti americani sul mercato internazionale.

Alessandro Martegani