A Nova Gorica si è tenuta una conferenza unica nel suo genere, organizzata dall’iniziativa civile TBH, per riflettere sul tema della pace e della degna sepoltura delle vittime delle violenze del secondo dopoguerra. Storici italiani e sloveni si sono confrontati con approcci diversi, puntando però a un obiettivo comune: promuovere il riconoscimento delle vittime e garantire loro una sepoltura dignitosa.

La particolarità dell’evento è stata l’equilibrio tra le due narrazioni storiche. Gli studiosi italiani si sono concentrati sui crimini perpetrati dal regime fascista, mentre i colleghi sloveni hanno affrontato la drammatica questione degli eccidi commessi dalle autorità comuniste nel dopoguerra.

L’iniziativa civile TBH ha sottolineato l’importanza di sensibilizzare le autorità slovene e quelle di Nova Gorica sul tema della sepoltura dignitosa delle vittime uccise per motivi ideologici, il cui numero potrebbe contare diverse centinaia di persone, ancora disperse “negli abissi del Trnovski gozd e in altre zone del Goriziano”. "Una degna sepoltura è un gesto di rispetto reciproco, di riconciliazione e di pace", ha dichiarato il vicesindaco di Nova Gorica, Anton Harej. Finora i resti umani sono stati ritrovati e protetti in tre foibe sull'altopiano. Lo storico Renato Podbersič ha affermato che:
"Spesso si crea l'impressione che le vittime fossero esclusivamente di nazionalità italiana. Tuttavia, ciò non è vero: non si trattava di una pulizia etnica. Tra le vittime troviamo diverse nazionalità e, anche tra i responsabili, vi sono persone di tutte le etnie", ha precisato.
Podbersič ha spiegato che i massacri avvenivano su base ideologica e non etnica, con un’ampia varietà di provenienze tra le vittime. Tra i circa 900 cadaveri rinvenuti, almeno il 30% apparteneva a nazionalità diverse da quella italiana e friulana.

Le sue ricerche evidenziano come molte vittime fossero slovene, croate e in alcuni casi tedesche. Durante la Seconda guerra mondiale, infatti, gli uccisi erano prevalentemente sloveni provenienti dai villaggi della Valle del Vipacco, dall'area ristretta del Goriziano, dal Collio, dalla Valle dell'Isonzo e dal Carso.
Lo storico Raoul Pupo ha analizzato il ruolo delle minoranze durante le guerre mondiali, evidenziando come in tutta Europa esse siano state spesso considerate un ostacolo alla piena realizzazione dello Stato nazionale:
"Le minoranze nazionali non sono state viste come un elemento di arricchimento, ma come qualcosa di negativo che limitava la piena realizzazione della nazione dominante. In tutta Europa si sono verificati episodi di nazionalizzazione, con esiti spesso drammatici. In Italia, il regime autoritario e totalitario ha accentuato il fenomeno, ma dinamiche simili si sono viste anche in Francia, in Alsazia e Lorena, e in Polonia, a danno di tedeschi e ucraini. Nel Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, invece, sono stati colpiti i tedeschi e, in parte, gli italiani in Dalmazia."
Dionizij Botter